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Home Settori e Documenti TELECOMUNICAZIONI Tim TIM-Comunicato produttività (5-17)
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TIM-Comunicato produttività (5-17)

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AUMENTARE LA PRODUTTIVITÀ È POSSIBILE…

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    …se solo si mettesse mano una buona volta all’organizzazione del lavoro nel suo complesso, per renderla più efficace e più efficiente, a partire da una revisione profonda degli strumenti di lavoro, in primis i sistemi informatici.

    Quello che oggi è il settore IT ha avuto una vita travagliata: prima è stata esternalizzata la parte dei sistemi istituzionali in SSC, poi dopo l’uscita di Pirelli e vari tentativi di vendita (falliti) ne è stata esternalizzata un’altra parte che è confluita in SSC, ribattezzata TIIT; quindi, anche le ingegnerie sono state passate in TIIT, che è finita per concentrare così tutte le risorse necessarie all’erogazione dei servizi it a beneficio di Telecom Italia (generando il tutto un contenzioso giudiziario tra dipendenti ceduti ed Azienda cedente). Infine, dopo una caparbia sollecitazione sindacale, TIIT è rientrata in TIM per fusione per incorporazione.

    In TIIT l’orario di lavoro giornaliero era di 8 ore (compensato con 116 ore ore/anno di permessi retribuiti); quindi, in palese contraddizione è stato applicato il contratto di solidarietà, con punte di riduzione dell’orario pari a 5gg/mese. Tra l’altro, abbiamo assistito al rientro di alcune centinaia di lavoratori in TI, a volte con accettazione formale di demansionamento (evidentemente maldigerito, pur di rientrare in TI). Ad oggi registriamo l’uniformazione della solidarietà con quella vigente in TIM, e l’inclusione nel progetto di Job center per la riconversione/ricollocazione professionale di ca. 500 lavoratori.

    Questa storia tormentata ci dimostra come, sebbene l’informatica sia strategica per un’azienda di ICT, Telecom Italia ha sempre mortificato le professionalità e le competenze di migliaia di lavoratori e lavoratrici dell’IT.

È in questo contesto aziendale che vengono sviluppati alcuni dei sistemi informatici in uso in TIM di cui abbiamo già lamentato notevoli criticità – non già per scarsa competenza dei lavoratori, ma per una più complessiva organizzazione del lavoro caotica (lo ripetiamo ancora una volta, perché è qui tutto il problema).

NUOVO WFM

    È stato annunciato nel 2015 come sostituto del WFM classic e del FAS. Le funzionalità sono state inoltre implementate su una serie di applicazioni in parte sviluppate da IT (NAVWEB, GEM MOBILE), in parte da OA (OA FORM, APPONE…).

Il nuovo WFM è attualmente in sperimentazione su Bologna e Ferrara, per ca. 200 tecnici.

    Al momento non si vedono miglioramenti in termini di numerosità di WR lavorate giornalmente: anzi, la media è di circa 1 WR per tecnico in meno al giorno. Non si vedono miglioramenti né sui tempi di viaggio né sugli interventi dell’analyst sulle riassegnazioni.

Nel frattempo, però, l’organizzazione operativa (field force) è stata già rivista come se il NUOVO WFM fosse già in esercizio. E proprio il ritardo del rilascio del NUOVO WFM sta inficiando quell’aumento di produttività che l’Azienda sta ricercando in maniera così esasperata.

    Il NUOVO WFM è un’applicazione acquistata da terzi (che ha visto coinvolte società israeliane, inglesi, indiane…), da configurare e utilizzare in casa. Le competenze interne avrebbero ben potuto svilupparne una su piattaforma open source, con risparmio di risorse economiche e valorizzazione delle competenze e conoscenze TI, e questo avrebbe pure permesso di evidenziare le reali esigenze degli utilizzatori finali – ma evidentemente le logiche aziendali in uso sono state altre.

WFM Progettisti

Analoga sorte sembra avere il NUOVO WFM Progettisti, denominato OPEN: acquistato da un fornitore svizzero, è realizzato da OA senza il coinvolgimento di IT – con ricadute che è facile immaginare.

• DBSS

    È un sistema su nuova piattaforma CRM Siebel nato per sostituire: in una prima fase consumer mobile (CRMC, MSP, CRMA – solo clienti small business mobile), in esercizio sperimentale presso un ristretto numero di negozi; in una seconda fase consumer fisso (CRMR) – l’avvio del collaudo utente è rimandato di volta di volta;

le fasi successive di sostituzione di CRMB e CRMA sono ancora in via di definizione. Il suo rilascio va molto a rilento – per evidenti criticità. Eppure si tratta della punta di diamante dei progetti di trasformazione, su cui si sarebbe dovuta concentrare gran parte dell’IT e che avrebbe dovuto assorbire una quota di MOS sempre crescente. Invece, come già altre volte denunciato, anche questa volta abbiamo dovuto assistere all’affidamento ad un fornitore delle fasi di analisi, sviluppo, collaudo (incluso il collaudo utente).

    Insomma, sembra valere sempre la stessa logica: un ciclo produttivo frammentato, l’investimento di importanti risorse economiche ed umane ma risultati modesti – ben al di sotto delle aspettative. Risultati non certo addebitabili alle competenze e conoscenze dei lavoratori dell’IT, ma alle scelte industriali e di organizzazione del lavoro.

    Magari se ne terrà conto nelle ricadute delle organizational design n. 373 e 374, varate per l’adozione di un modello organizzativo coerente con il percorso di trasformazione verso la Digital Telco, che consenta una maggiore efficacia nella proposizione commerciale ed il perseguimento di nuove opportunità di revenue, con particolare riferimento allo sviluppo di servizi digitali. Anche se, a tutt’oggi, ancora ci si attarda ad avviare specifici gruppi di lavoro interfunzionali Technology e HR&Organizational Development, con l’obiettivo di definire il re-ingineering dei processi operativi.

    Inspiegabilmente, abbiamo notato che l’IT risulta essere divisa in due: una parte è stata integrata in Technology, ed un’altra resta in Progetti speciali di Gruppo – decisione di cui non capiamo la logica.

    Se l’IT fosse messa nelle migliori condizioni possibili di lavorare, sarebbe certo in grado di fornire migliori strumenti di lavoro – con aumento della produttività. Altro che riduzione del

costo del lavoro ed accanimento sulle modalità di svolgimento delle mansioni – unica formula percorsa dall’Azienda, che i fatti hanno già abbondantemente dimostrato essere fallimentare.

Roma, 16 maggio 2017

Segreteria Slc-CGIL Roma e Lazio
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